Rivoluzione UFC: tornano di moda le arti marziali

L’interesse per l’MMA – Arti Marziali Miste – sta crescendo esponenzialmente fra gli appassionati di sport di combattimento. Campioni come Conor Mc Gregor, Tyron Woodley e Anderson Silva hanno guadagnato in poco tempo una fama eccezionale, paragonabile a quella dei giganti della boxe della generazioni passate. Che cosa ha fatto esplodere questa passione? Certamente i canali televisivi con emozionanti riprese dei combattimenti hanno enfatizzato il lato spettacolare di questo sport. Ma il vero detonare è stato l’Ultimate Fighting Championship conosciuto anche come UFC. L’UFC è l’organizzazione americana di Arti Marziali Miste, che ha decuplicato la sua notorietà e il suo business in dieci anni attraverso audaci strategie commerciali e costante presenza sui social network. Fondando una federazione mondiale dotata di un proprio regolamento – che successivamente è stato adottato in tutto il mondo – l’UFC ha rivoluzionato anche il mondo del combattimento.

Dentro una la gabbia a otto lati  – il cosiddetto ottagono – che ricorda quella degli antichi gladiatori, gli atleti si affrontano in un combattimento senza esclusioni di colpi, che si svolge in tre o cinque round. Ogni round ha una durata di cinque minuti. Si combatte solamente col paradenti, un paio di guantini e il sospensorio. I combattimenti si vincono con un KO, a punti, con un KO tecnico oppure per resa dell’avversario. Questa rosa di esiti possibili li rende intensi e imprevedibili. In un combattimento di MMA il pubblico sa che l’equilibrio resta sempre instabile e la situazione si può ribaltare in qualsiasi momento.

Nel 1993 ci fu il primo combattimento UFC dove si poteva vincere solamente per KO. La serata includeva l’incontro tra un lottatore di sumo di duecentoventi chili ed un karateka. Questa differenza fisica così drastica tra i due combattenti suscitò grande curiosità anche fra chi non era appassionato di arti marziali. Alla fine dell’incontro i medici dovettero levare i denti del lottatore di Sumo, rimasti conficcati nel piede del karateka che gli aveva sferrato un calcio micidiale. La cosa fece notizia e da quel momento l’interesse per l’MMA non smise più di crescere.  Combattenti provenienti da tutti i tipi di Arti Marziali iniziarono a specializzarsi nell’MMA, e questo portò il livello tecnico ad alzarsi di molto. L’UFC decise di dividere gli atleti in categorie di peso e di monitorare con severi controlli anti doping. Questi furono i due fattori principali che imposero l’MMA come disciplina sportiva, affrancandola definitivamente dagli sport da strada. E anche il pubblico cominciò ad accorgersi che i combattimenti di MMA erano molto più che calci e pugni in una “rissa controllata”. Erano un vero e proprio sport.

Nel dicembre del 2014 Reebok firmò un contratto con l’UFC per diventare il loro brand ufficiale. Iniziarono i combattimenti in pay per view che coinvolsero milioni di persone in tutto il mondo. Oggi i principali combattimenti e tornei di MMA vengono settimanalmente trasmessi in diretta dai più importanti canali sportivi, americani e non. L’UFC continua ad essere molto attiva sul web, e attraverso i social network raggiunge ogni giorno decine di milioni di fan. Gli atleti UFC vengono ormai da tutto il mondo. Dal 2016 sono entrati ufficialmente a farne parte tre atleti italiani: Marvin Vettori, Alessio di Chirico e Mara Borella, che tengono alta l’immagine dello sport italiano anche in questa disciplina.