Il 2020 sarà un anno importante per il karate, perché per la prima volta questa specialità verrà ammessa a un’olimpiade. Il karate non è l’unica novità nella lista degli sport presenti a Tokyo 2020. Il CIO ha approvato anche l’introduzione del baseball, del softball, dello skate, del surf e dell’arrampicata sportiva. Ma a parte il baseball, si tratta di discipline relativamente recenti, senza una storia importante dal punto di vista sportivo. Il karate invece è un’arte marziale che affonda le sue radici nella Storia, e da decenni è diventata in tutto il mondo una disciplina che conta milioni di appassionati. Dunque perché questo ritardo? Perché solo ora il al karate viene riconosciuta la patente di specialità olimpica?

A differenza di altri sport, il karate rappresenta per i praticanti anche uno stile di vita, una tecnica con migliaia di sfumature, una scuola dove non si finisce mai di imparare. Anche se dire una scuola per il karate è restrittivo. Il karate infatti ha molte scuole, derivate da altrettanti maestri fondatori. E ciascuna scuola ha una sua federazione, e per ciascuna federazione ci sono regole del combattimento diverse. Proprio questa situazione ha finora impedito di creare una zona comune, che consentisse ad atleti provenienti da varie tradizioni di riconoscersi in un regolamento comune. Finalmente, dopo dieci anni di scontri fra le varie scuole, si è arrivati a un protocollo che ha consentito l’ufficializzazione della WKF (World Karate Federation) come federazione centrale e di presentarsi al Comitato Olimpico con le carte in regola.

Il torneo di Karate si svolgerà al palazzetto delle Arti Marziali di Tokyo, il cosiddetto Budokan. Ci saranno tre categorie maschili e femminili per il combattimento, il kumite, e una – sempre maschile e femminile – per l’esercizio formale, il kata. Le categorie maschili avranno questi limiti: fino a 67 chilogrammi, fino a 75 chilogrammi e oltre i 75 chilogrammi. Quelle femminili fino a 55 kilogrammi, fino a 61 chilogrammi e più di 61 chilogrammi. Per ogni categoria parteciperanno dieci atleti, per un totale di sessanta atleti presenti. Il regolamento del WKF prevede combattimenti della durata di tre minuti, dove vince chi riesce a distaccare l’avversario di otto punti oppure chi ottiene il punteggio più alto allo scadere del tempo. I punteggi vengono assegnati in Yuko, che vale un punto, Waza-ari – due punti, Ippon – tre punti. La giuria è composta da quattro arbitri, uno per angolo, più un arbitro centrale. Ogni volta che l’arbitro ferma il combattimento il timer deve essere bloccato.Per qualificarsi per la fase finale delle olimpiadi occorre far parte della federazione nazionale, essere nati prima dell’8 marzo 2002, essere qualificati nella top 50 della propria categoria nel world ranking WKF. E vincere le qualificazioni del torneo WKF che si terrà nel 2019.

Visto lo sviluppo del karate nel nostro paese, per l’Italia esiste la concreta possibilità di qualificarsi in tutte le categorie di peso. Fra i candidati a rappresentarci i più probabili sono Luigi Busà, Sara Cardin, Viviana Bottaro e Mattia Bussato.Che potrebbero dare all’Italia la soddisfazione di una medaglia. Si prevede comunque che la partecipazione ai Giochi Olimpici porterà un rinnovato interesse verso le arti marziali: le palestre dovrebbero vedere, in tempi brevi, un’impennata di iscrizioni, soprattutto fra le nuove generazioni.